Caltanissetta 2030
Un’agenda per la giustizia sociale ed ambientale: Persone, Lavoro, Ambiente e Democrazia
“Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare, ma per noi che sappiamo, anche la brezza sarà preziosa”
Rainer Maria Rilke.
1- La nostra ambizione.
Caltanissetta ha bisogno di una svolta all’insegna della giustizia sociale ed ambientale. Il declino che caratterizza da anni la nostra città non sarà fermato da generiche dichiarazioni d’amore per i nisseni e le nissene, né da scelte amministrative neutre e trasversali. Al contrario, serviranno il coraggio e la radicalità di una proposta progressista, civica e riformatrice.
Occorre una politica che si batta quotidianamente per promuovere e difendere i diritti fondamentali delle persone, che si impegni per sanare le tante fratture sociali della nostra città, che lavori per favorire uno sviluppo inclusivo e sostenibile, che combatta ogni forma di corruzione e di illegalità, che sappia promuovere nuove e più ampie forme di partecipazione democratica.
Il Partito Democratico di Caltanissetta vuole farsi promotore di questa proposta politica e vuole farlo costruendo un positivo rapporto con le energie migliori della città, con i partiti, i movimenti civici, i comitati di quartiere le associazioni laiche e religiose, le organizzazioni di rappresentanza del lavoro e delle imprese, le donne e gli uomini che si battono ogni giorno per costruire una città più giusta ed accogliente.
Insieme a queste forze il Partito Democratico vuole realizzare un’Agenda per la Caltanissetta del 2030, l’anno indicato dalle Nazioni Unite per il raggiungimento di fondamentali obiettivi di riconversione ecologica e di contrasto alla povertà, l’anno in cui le bambine e i bambini che oggi stanno frequentando una delle scuole medie della nostra città dovranno scegliere dove costruire il loro futuro.
Per quelle bambine e quei bambini Caltanissetta dovrà tornare ad essere un’opportunità convincente ed attrattiva. Questa, al fondo, è la nostra principale ambizione.
2- Caltanissetta 2023
Caltanissetta vive da anni un lungo declino caratterizzato da tre gravi crisi di ordine demografico, sociale e identitario. La prima deriva dalla riduzione e dall’invecchiamento della popolazione, la seconda è data dalla crescita dei divari sociali e dalla negazione di fondamentali diritti di cittadinanza, la terza è causata dallo smarrimento dell’identità culturale, politica e produttiva della città.
Dal 2019 al 2022 la popolazione residente nella nostra città si è ridotta di 2189 unità (3,57%), scendendo stabilmente al di sotto dei 60.000 abitanti. Se proseguiremo in questa direzione, nel 2030 le persone residenti a Caltanissetta saranno poco più di 54.000. A questa contrazione in termini quantitativi, peraltro, si va affiancando una significativa trasformazione sul piano anagrafico: cresce l’età media della popolazione ed aumenta conseguentemente l’indice di vecchiaia.
Tutto ciò sta producendo gravi conseguenze: la riduzione delle risorse pubbliche destinate al nostro territorio, il peggioramento di servizi essenziali quali l’istruzione e la tutela della salute, la contrazione del tessuto produttivo e del volume di reddito prodotto, il crollo del valore degli immobili e la riduzione dello stock di ricchezza complessiva, l’aumento delle spese sanitarie e di welfare, la riduzione delle dinamiche di innovazione sociale e del potenziale creativo del territorio.
Sul piano più strettamente sociale la crisi di Caltanissetta è resa evidente dagli indicatori riguardanti il reddito pro capite, il tasso di dispersione scolastica e di insuccesso formativo, il livello di disoccupazione femminile e giovanile, il numero di giovani che non studiano e non sono impegnati in attività lavorative. Dati, percentuali e statistiche che ci parlano di problemi sintetizzabili con una sola parola: disuguaglianza.
Disuguaglianza tra Caltanissetta, la Sicilia ed il Mezzogiorno da un lato ed il resto del Paese dall’altro, ma anche disuguaglianza dentro la nostra città, tra chi vive nelle nuove zone residenziali e chi abita nei quartieri più degradati del centro storico, tra chi può ricorrere a cure mediche private e chi non può farlo, tra chi può pagare la retta di un nido privato e chi non può farlo, tra chi può permettersi di rifiutare un lavoro mal pagato e privo di tutele e chi non può farlo, tra una persona anziana che può affidarsi alle cure di una struttura privata ed una che non può farlo, tra chi può scegliere di lasciare la nostra città e costruire altrove il proprio futuro e chi non può farlo.
Viviamo, infine, una crisi di identità produttiva, politica e culturale. Dalla chiusura delle miniere la nostra città non è più riuscita a darsi una stabile e duratura vocazione economica e produttiva, adottando palliativi che in alcuni casi – si pensi alla spropositata crescita dell’edilizia avvenuta a partire dagli anni ‘70– sono stati peggiori del male che si intendeva affrontare.
Sul piano politico ed amministrativo, poi, Caltanissetta sta progressivamente perdendo i vantaggi derivanti dalla sua qualità di città capoluogo e dalla sua collocazione geografica. La nostra è diventata una centralità centrifuga e non centripeta: chi vive negli altri comuni della nostra provincia o in quelli delle province più vicine alla nostra città, se può, evita di passare da Caltanissetta e chi vi abita spesso cerca di andar via. Se occorre far nascere un bambino ci si rivolge all’ospedale di Enna, se si ha la necessità di affrontare cure specialistiche ci si muove verso gli Ospedali di Catania o Palermo, per fare degli acquisiti si imbocca l’autostrada in direzione di Dittaino e per fare una passeggiata o assistere ad un concerto si va ad Agrigento. Dal punto di vista culturale, questa crisi di identità si sta traducendo nello smarrimento della memoria collettiva, nella scomparsa di tradizioni, nell’abbandono del centro storico della città e del suo patrimonio storico, artistico e paesaggistico, nell’impoverimento del dibattito pubblico e nella perdita di capacità di innovazione.
Accanto a questi problemi, però, Caltanissetta dispone anche di enormi risorse e di straordinarie opportunità, che renderebbero possibile fermare il declino, invertire la rotta e tornare a costruire una città più dinamica, più bella e più inclusiva.
Il potenziale inespresso della nostra città è dato innanzi tutto dalla presenza di tante persone che continuano ad impegnarsi con passione e competenza nel lavoro pubblico e privato, di imprese che conquistano nuove fette di mercato grazie a prodotti di qualità, di associazioni e singoli che promuovono la cultura, difendono l’ambiente, assistono chi è più fragile. Si tratta di persone e realtà che non sono state piegate dalla lunga e grave crisi che ha colpito la nostra città e che dimostrano ogni giorno di possedere valori, energie e competenze da comprendere, incoraggiare e mettere in rete
C’è poi un variegato patrimonio di beni paesaggistici e culturali che anni di abbandono non hanno del tutto deturpato e che continua ad attrarre chiunque vi entri in contatto. Basti pensare ai nostri siti archeologici, al lascito della dominazione araba, al contributo architettonico offerto dalla stagione dei Moncada, alla ricchezza della nostra storia mineraria, alle tradizioni religiose, al fascino naturalistico delle campagne nissene e dei borghi rurali o alla potenza evocativa di autori come Sciascia e Rosso di San Secondo che a Caltanissetta hanno vissuto e operato.
Non va dimenticato, inoltre, che Caltanissetta rimane un centro rilevante per l’intera Sicilia centrale e ciò grazie al suo essere capoluogo di provincia, ma anche per la presenza di una Corte d’Appello, di un CARA, di una struttura ospedaliera che – al netto delle sue gravi lacune – resta il solo DEA di II livello posto al di fuori delle aree metropolitane, di un ente di alta formazione sanitaria quale è il CEFPAS, di numerose scuole superiori, di diversi corsi universitari, di strutture sportive di prim’ordine e – da ultimo – di un Conservatorio musicale.
Un grande potenziale potrebbe essere espresso anche dalla nostra centralità geografica, che ci rende baricentro naturale di un’area vasta della Sicilia compresa tra Agrigento, Enna e Gela. Una centralità da valorizzare nei cicli di produzione e distribuzione delle merci, nella logistica, nel turismo, nell’implementazione dei servizi pubblici, nell’organizzazione di grandi eventi.
Queste potenzialità andrebbero sfruttate per cogliere appieno le grandi opportunità che Caltanissetta ha davanti a sé: l’adozione del nuovo Piano urbanistico e del Piano della mobilità sostenibile, l’entrata in vigore delle Zone economiche speciali, la messa a terra del PNRR, il nuovo ciclo di finanziamenti europei e l’individuazione di Caltanissetta come comune capofila per la progettazione di una vasta area che include anche Enna, la scelta di Agrigento come capitale della cultura 2025, il potenziamento dell’asse ferroviario Palermo – Messina – Catania e gli investimenti sulla stazione di Xirbi, la realizzazione di un quarto Polo sanitario e di un quarto Policlinico in Sicilia.
Sfruttare queste potenzialità e cogliere queste opportunità è il compito della proposta politica progressista, civica e riformatrice che intendiamo costruire. Una proposta progressista perché orientata al progresso sociale, all’emancipazione di chi è più debole ed al pieno riconoscimento della dignità di ogni persona; civica perché costruita partendo dai bisogni reali della nostra città e con il coinvolgimento delle sue migliori energie; riformatrice perché orientata al cambiamento, al superamento delle tante incrostazioni che frenano lo sviluppo ed al contrasto delle troppe rendite di posizione che ancora oggi avvantaggiano i pochi a danno dei molti.
3- Caltanissetta 2030
Il Partito Democratico di Caltanissetta vuole contribuire alla realizzazione di una città aperta ed inclusiva, dinamica e solidale, moderna e vivace, equilibrata nel suo rapporto con l’ecosistema ma capace di promuovere sviluppo ed occasioni di buon lavoro.
Una città in grado di fare sistema con l’intera Sicilia centro-meridionale, per mettere in rete risorse, strategie di sviluppo, servizi e politiche di promozione territoriale.
L’Agenda Caltanissetta 2030 che il Partito Democratico di Caltanissetta vuole contribuire a costruire deve promuovere una svolta partendo da quattro parole semplici ma decisive: persone, lavoro, ambiente e democrazia.
Ciascuna di queste parole esprime un insieme di princìpi con un diretto ancoraggio alla nostra Carta costituzionale:
1) il riconoscimento dei diritti delle persone - sia come singole, che nelle loro formazioni sociali - e la necessaria affermazione dei doveri inderogabili di solidarietà, e l’affermazione del compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che si frappongono al pieno sviluppo della persona umana (artt. 2 e 3 Cost.);
2) l’impegno delle istituzioni a che sia riconosciuto a tutte e tutti un lavoro ed una retribuzione sufficienti ad assicurare a sé ed alla propria famiglia una vita libera e dignitosa (artt. 4 e 36 Cost.);
3) la tutela dell’ambiente, degli ecosistemi, della biodiversità, del paesaggio, nonché del patrimonio storico ed artistico, anche nell’interesse delle future generazioni (art. 9 Cost.);
4) la promozione della partecipazione dei cittadini e delle cittadine alla vita della cosa pubblica, anche attraverso l’ampio ricorso alla sussidiarietà orizzontale (art. 118 Cost.).
Ma queste quattro parole richiamano anche lo spirito e gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazione Unite: il contrasto alla povertà; la sicurezza alimentare; la tutela della salute; il pieno riconoscimento del diritto all’istruzione; l’uguaglianza di genere; l’accessibilità e la sostenibilità delle risorse idriche; la realizzazione di sistemi energetici economici e moderni ed affidabili; la promozione di una crescita economica inclusiva e di un lavoro dignitoso per tutte e tutti; la riduzione delle disuguaglianze; l’adozione di un modello di produzione e consumo sostenibile; il contrasto ai cambiamenti climatici e la difesa dell’ecosistema moderni ed affidabili; la costruzione di società pacifiche ed inclusive.
Insomma, queste quattro parole permettono di descrivere un’idea di giustizia sociale ed ambientale che va promossa anche a Caltanissetta perseguendo obiettivi concreti, facilmente verificabili ma al contempo ambiziosi.
4- Persone
In uno dei suoi capolavori letterari Italo Calvino scriveva così: “di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda”. Caltanissetta deve poter rispondere alla domanda di diritti che tante e tanti continuano a porgerle infruttuosamente, perché solo riconoscendo a ciascuna e ciascuno la possibilità concreta di realizzare le proprie aspirazioni e di veder riconosciuta la propria dignità sarà possibile realizzare un futuro migliore per la nostra città.
Anche nel piccolo del nostro territorio il compito della politica resta quindi quello di attuare la promessa fatta dall’art. 3 della Costituzione: rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Fare ciò vuol dire innanzitutto occuparsi delle politiche per l’infanzia, con scelte amministrative che portino la nostra città e la nostra provincia fuori dalla parte bassa delle classifiche nazionali sulla qualità della vita dei bambini e delle bambine.
In questa prospettiva un primo obiettivo da raggiungere non può che essere l’ampliamento della copertura di posti nei nidi comunali, che nel corso di questi anni hanno dimostrato di saper offrire un servizio di grande qualità ma che oggi possono ospitare solo un bambino su 12, con una copertura pari all’8,5%.
Oggi la nostra città è lontanissima dall’obiettivo fissato dal Consiglio UE per il 2030, stando al quale andrebbero garantiti servizi di prima infanzia per il 45% dei bambini e delle bambine, ma anche dalla media nazionale e da quella regionale che nel 2020 si attestavano rispettivamente al 27,2% ed al 12,5%.
Occorre invertire la rotta, sia attraverso l’individuazione delle risorse e delle strutture necessarie per l’apertura di nuovi nidi comunali, sia attraverso servizi educativi da promuovere in contesti familiari come quello previsto dall’art. 11 della Legge regionale 10/2003.
Un secondo obiettivo da perseguire è quello della progressiva crescita della spesa pro capite per le politiche a favore dell’infanzia, oggi ferma a 204 euro a fronte di una media nazionale di 909 euro. L’amministrazione comunale deve impegnarsi nel ragionevole, progressivo e costante avvicinamento alla media nazionale, anche attraverso l’adozione di un Piano strategico per l’infanzia, che abbia una valenza pluriennale e che sia redatto coinvolgendo le famiglie, il mondo associativo, le istituzioni scolastiche e quelle della salute.
Un terzo obiettivo da raggiungere è il rafforzamento del servizio sociale locale attraverso l’assunzione di figure professionali (psicologi, assistenti sociali, assistenti sanitari, educatori), atte a promuovere un servizio socioeducativo di prossimità, includendo appieno le famiglie vulnerabili ed in particolare quelle con retroterra migratorio e con bambini portatori di disabilità.
Promuovere i diritti delle persone significa inoltre occuparsi di istruzione contrastando l’abbandono scolastico e impegnandosi nel raggiungimento del pieno successo formativo per tutte e tutti, anche attraverso la realizzazione di Patti educativi territoriali che consentano di aprire gli istituti scolastici ai quartieri della città, coinvolgendo il mondo associativo e le realtà produttive per affrontare insieme le situazioni di marginalità e disagio, oltre che per promuovere innovazione didattica nelle scuole.
Compito dell’amministrazione comunale sarebbe inoltre quello di mettere in rete le tante realtà territoriali che si impegnano quotidianamente per sostenere i percorsi educativi dei più giovani, anche attraverso un’anagrafe dei dopo scuola attivi a Caltanissetta e convenzioni per l’apertura di aule studio sul modello di quanto già fatto dal comune di San Cataldo.
Gli istituti scolastici andrebbero coinvolti anche nella programmazione dell’offerta culturale della città, organizzando un Festival cittadino dei valori, delle parole e delle azioni, con appuntamenti fissi che offrano agli studenti ed alle studentesse, ma anche ai cittadini ed alle cittadine l’occasione di incontrare scrittori, giornalisti, scienziati e sportivi. L’obiettivo di questo evento dovrebbe essere quello di costruire nella nostra città una comunità educante, sollecitando all’impegno civile, promuovendo la cultura umanistica, quella scientifica e la conoscenza delle nuove tecnologie.
Centrale è inoltre il tema della presenza universitaria in città, da potenziare lavorando all’apertura di nuovi corsi dedicati ai temi della salute, della sostenibilità ambientale e della qualità della vita. Come già accaduto ad Agrigento e Trapani vanno individuate le strutture idonee ad ospitare le lezioni, partendo dal nostro centro storico. L’ex Ospedale Vittorio Emanuele dev’essere finalmente destinato alla formazione universitaria ed allo stesso tempo occorre interloquire con il CEFPAS affinché possa tornare ad ospitare corsi di laurea.
Va definitivamente chiarita la questione Policlinico della Sicilia centrale, confrontandosi con tutte le realtà interessate a questa prospettiva e verificando la disponibilità dell’Università di Palermo e della Kore ad un investimento che valorizzi Caltanissetta, città sede di un DEA di II livello.
Accanto alla presenza universitaria va promossa l’istruzione tecnica superiore, coinvolgendo le scuole superiori nell’attivazione di ITS in settori cruciali quali la transizione ecologica e digitale, le nuove tecnologie della vita, le tecnologie per i beni e le attività artistiche, culturali e per il turismo.
Va poi data piena attuazione alla mozione sui servizi per gli studenti promossa nel maggio 2021 dal Partito Democratico, con la quale si chiedeva l’estensione dell’orario di apertura della Biblioteca Scarabelli, il trasporto pubblico gratuito per gli studenti, il riconoscimento del diritto di voto per il bilancio partecipativo anche agli studenti non residenti e la promozione di laboratori di ricerca applicata che favoriscano l’interazione tra l’università e le imprese del territorio.
Va infine affrontato il tema delle politiche abitative, sia attraverso l’individuazione di spazi da recuperare per la realizzazione di nuovi studentati, sia attraverso politiche di affitto a canone agevolato da realizzare nel nostro Centro cittadino.
Porre le persone al centro dell’attività amministrativa e politica della città significa anche affrontare il tema del diritto alla salute, da riconoscere anche attraverso il potenziamento del ruolo dei Sindaci nella Governance del servizio sanitario. Il Comune deve esercitare un fondamentale ruolo di controllo, proposta e rivendicazione nei confronti del Governo Regionale e dell’Azienda sanitaria, sollecitando il rispetto del diritto alla salute e dei Livelli Essenziali di Assistenza, ma anche contrastando attivamente la strisciante privatizzazione del Sistema sanitario nazionale promossa dal Governo nazionale e da quello regionale.
Occorre quindi chiedere con forza misure che abbattano le liste d’attesa, combattendo l’ingiustizia che divide chi ha le risorse economiche per permettersi di ricorrere alla sanità privata e chi è costretto ad attendere centinaia di giorni per una visita specialistica; allo stesso tempo è necessario impegnarsi per la piena attuazione del D.M. 70/2015 e del Decreto Assessoriale 11/2019, con l’apertura di tutti i reparti previsti dalla normativa sui DEA di II livello. A tal fine, non può essere escluso l’esercizio dei poteri che l’art. 5 della legge regionale 5/2009 attribuisce alla Conferenza dei Sindaci, esprimendo – ove necessario - parere negativo al Piano Attuativo dell’ASP nissena.
Il diritto alla salute va poi garantito attraverso un’effettiva integrazione dell’assistenza medica e di quella sociale investendo sulla lotta alle dipendenze, sulla cura della salute mentale, sulla neuropsichiatria infantile, sulla medicina del lavoro, sulla salute delle donne, sulla prevenzione e sulla medicina di base.
L’amministrazione locale deve porsi l’obiettivo di un’effettiva attuazione dell’ambizioso progetto delle Case di comunità, rendendo quegli spazi il luogo di incontro tra la domanda di assistenza medica e quella di sostegno sociale, anche attraverso il coinvolgimento del terzo settore e del mondo del volontariato.
Un radicale ripensamento si richiede anche per gli impianti sportivi, che consentirebbero a Caltanissetta di svolgere un ruolo significativo a livello regionale e nazionale, ospitando eventi sportivi e culturali attrattivi.
Questo patrimonio sta però subendo un processo di lento degrado, la vicenda della Piscina Comunale ne è solo un esempio.
Occorre intervenire subito, cambiando il modello di gestione delle strutture, investendo di maggiore responsabilità le società sportive, promuovendo una programmazione di medio-lungo periodo e valorizzando la produzione di risultati. Il cambiamento del modello di gestione dovrà procedere di pari passo con l’adeguamento degli impianti, che dovranno veder crescere la loro capacità attrattiva, anche per ciò che riguarda eventi non strettamente sportivi. Da ultimo, occorre investire sulla cultura dello sport come condizione essenziale per una vita sana, ma anche come fattore aggregativo e socializzante.
Riconoscere i diritti delle persone significa inoltre politiche che rimuovano le disuguaglianze di genere, specialmente in un territorio segnato da un rilevantissimo divario occupazionale tra donne e uomini.
Caltanissetta deve tornare ad essere città delle donne, partendo dal contrasto alla violenza, da compiere coinvolgendo le diverse realtà impegnate su questo fronte, sostenendo il centro comunale antiviolenza, promuovendo con le scuole, le associazioni, i comitati di quartiere e le comunità religiose campagne di sensibilizzazione e di educazione alle differenze di genere, ma anche investendo sulla sicurezza dei quartieri a partire dal contrasto al degrado e dal potenziamento dell’illuminazione pubblica.
Ma il contrasto alla violenza non può essere sufficiente senza promuovere effettive condizioni di emancipazione femminile, da realizzare anche a livello locale attraverso appalti pubblici che valorizzino la parità salariale e l’equilibrio occupazionale tra donne e uomini, ma anche realizzando iniziative che forniscano formazione, aggiornamento professionale e sostegno all’autoimprenditorialità alle tante donne che nella nostra città sono escluse dal mercato del lavoro.
Occorrono inoltre politiche di sostegno alla natalità che, accanto all’incremento dei posti nido, devono supportare le persone che intendano realizzare una famiglia mediante attività formative e di scambio esperienziale, anche mediante il coinvolgimento delle realtà associative.
Porre al centro le persone significa anche adottare politiche giovanili che restituiscano ai ragazzi e alle ragazze della nostra città il diritto di vivere appieno la loro età, non solo attraverso interventi di supporto alla formazione ed al diritto allo studio, ma anche attraverso politiche attive del lavoro che abbiano l’ambizione di ridurre l’inaccettabile percentuale di giovani che nella nostra città non studiano e non lavorano.
Occorre inoltre favorire un sano rapporto tra i più giovani e la città, anche attraverso il trasporto pubblico gratuito per gli under 26 ed un progressivo prolungamento dell’orario di circolazione dei mezzi pubblici.
Vanno sostenute le espressioni dell’arte, della creatività e della socialità giovanile e va data risposta alle troppe solitudini che affliggono i ragazzi e le ragazze della città, per farlo occorre realizzare di centri di aggregazione ove promuovere attività teatrali, laboratori musicali, di pittura, di scultura, di scrittura creativa, di sperimentazione digitale.
Va incoraggiato il protagonismo giovanile attraverso la costituzione della Consulta giovanile, ma anche mediante la predisposizione di un Programma comunale sulle Politiche giovanili da realizzare con il coinvolgimento e la partecipazione delle ragazze e dei ragazzi della città.
Vanno difesi e promossi i diritti civili a partire da quelli che riguardano le scelte di vita e la libertà sessuale, anche attraverso uno spazio di cura e assistenza per le persone vittime di violenza omolesbobitranfsobica.
Occorre intervenire a difesa delle persone private della libertà personale attraverso l’indicazione di un apposito Garante comunale come già previsto dalla legge.
È inoltre necessario sostenere le persone con disabilità, partendo da un piano di abbattimento delle troppe barriere architettoniche ancora presenti a Caltanissetta, ma anche con un potenziamento dei servizi socioeducativi ed assistenziali.
L’opportunità culturale, sociale ed economica offerta dalle migrazioni va colta con politiche attive di inclusione rivolte alle diverse comunità di migranti presenti in città. Servono quindi percorsi di educazione civica, di insegnamento della lingua italiana, di scambio culturale e religioso, di riscoperta e piena valorizzazione delle molteplici radici etniche e storiche della città.
Servono anche politiche di legalità nel contrasto ad affitti in nero e contrari a norme di abitabilità e dignità, per evitare che il centro storico di Caltanissetta continui ad essere un luogo in cui persone possano vivere in appartamenti sovraffollati e privi di elementari condizioni di vivibilità.
Occorre infine sfidare la retorica xenofoba e razzista imperante nel nostro Paese, coinvolgendo i cittadini stranieri attraverso la previsione del consigliere straniero aggiunto e mutuando una iniziativa del Comune di Bologna che ha previsto nel suo Statuto il riconoscimento della cittadinanza onoraria ai minori figli di migranti che abbiano completato un intero percorso di studi negli istituti scolastici della città.
5- Lavoro
Caltanissetta deve dotarsi di una rinnovata vocazione produttiva e deve coltivare l’obiettivo di una buona e piena occupazione.
Stando alle dichiarazioni dei redditi del 2022 nel Comune di Caltanissetta un terzo dei contribuenti denuncia un reddito annuo compreso tra 0 e 10.000 euro, mentre allargando lo sguardo all’intera provincia e focalizzando l’attenzione sul lavoro dipendente emerge un reddito pro-capite di 7491,41 euro.
Anche il tasso di disoccupazione è particolarmente negativo, si attesta infatti al 20%, ben al di sopra della media nazionale, e la percentuale di giovani che non studiano e non lavorano (NEET) ha superato il 40%, un dato che non conosce eguali nel resto del Paese.
Per affrontare questa situazione occorrono politiche di sviluppo territoriale che possano generare nuove occasioni di occupazione. Caltanissetta deve fare sistema con il resto della Sicilia centro meridionale, valorizzando il suo ruolo di comune capofila della Coalizione FUA nell’ambito della Programmazione FESR 2021-2027, ma lavorando anche con Gela, Agrigento e con l’unione di comuni del Vallone.
L’obiettivo di questo sistema dev’essere la promozione di interventi comuni per lo sviluppo delle infrastrutture e della mobilità, a partire dal trasporto ferroviario, perla valorizzazione – anche a fini turistici – del patrimonio artistico, paesaggistico e culturale, per sostenere percorsi di innovazione tecnologica, digitalizzazione ed efficientamento ambientale delle imprese, per valorizzare la produzione agricola di qualità, per incentivare la costruzione di filiere produttive e la logistica.
In questa prospettiva diventa importante la realizzazione di un Polo logistico, trasformativo ed espositivo che consenta di valorizzare appieno il potenziamento della rete ferroviaria Palermo-Messina-Catania ed il nuovo nodo di Xirbi, offrendo alle imprese della Regione un luogo per la commercializzazione e la trasformazione dei prodotti, ma anche per eventi fieristici di portata regionale e nazionale.
In ogni ambito della vita economica e sociale bisogna realizzare forme di partenariato e collaborazione. Va promosso un Sistema Ambientale e Culturale integrato, mutuando quanto già fatto in Puglia e adottando strategie di gestione e valorizzazione dei beni culturali e del patrimonio paesaggistico che facciano interagire le amministrazioni locali, gli uffici regionali, le realtà formative, il mondo associativo, imprenditori del settore turistico, ricettivo e ristorativo.
Occorre costruire una rete di cooperazione tra produttori, con servizi ed incentivi adeguati, promuovendo l’interazione con le scuole e l’università per realizzare laboratori di ricerca applicata ed istituendo una comunità energetica all’interno della zona industriale per consentire la riduzione dei costi di produzione dell’energia.
L’artigianato e l’agricoltura vanno sostenuti lavorando all’accorciamento della filiera produttiva, promuovendo forme di vendita diretta da parte dei produttori, favorendo la riapertura di botteghe tradizionali, specialmente se promosse attraverso reti commerciali animate da imprenditori giovani e innovativi. Allo stesso tempo occorrerà interloquire con la media e grande distribuzione per consentire la riconoscibilità dei prodotti nisseni, avviando una campagna di sensibilizzazione che punti sulla riscoperta del senso di appartenenza proprio a partire dalle proprie case e dalle proprie tavole.
In ogni quartiere vanno promosse iniziative di sostegno delle attività economiche attraverso la realizzazione di isole commerciali che possano condividere strategie di marketing, attività di formazione, servizi e offerte, partecipazione a bandi e finanziamenti. Il Comune dovrà favorire questo processo anche attraverso una strategia urbanistica, della mobilità e della programmazione culturale che riattivi la dinamicità dei quartieri, ne ravvivi l’identità e ne accresca la vivibilità.
Porre al centro il tema dello sviluppo e della buona occupazione significa anche investire sull’innovazione e sulla qualità dei prodotti, lavorando all’ottenimento di certificazioni di per le nostre eccellenze agricole ed enogastronomiche, valorizzando le aziende vitivinicole di grande qualità presenti nel territorio, così come i birrifici, i pastifici e la tradizione dolciaria, a partire dal Torrone nisseno, che deve diventare protagonista della vita cittadina anche con un evento annuale sul modello di quanto accade a Modica con la Festa del Cioccolato.
Opportunità di consulenza, di formazione e di innovazione vanno garantite a tutte le attività commerciali, riproponendo quanto fatto a Bologna con il Negozio 4.0, Temporary store dotato di nuovi strumenti tecnologici e digitali da mettere a disposizione dei negozianti per periodi limitati, ma anche immaginando un fisco premiante per tutti gli interventi di rigenerazione urbana, di valorizzazione del ciclo di vita dei prodotti, di costruzione di filiere corte e di efficientamento energetico.
Va inoltre riscoperta la tradizione manifatturiera ed artigianale di Caltanissetta attraverso un progetto “Maestranze 4.0”, che ricalchi la positiva esperienza di Manifattura Milano e consenta di perseguire tre obiettivi: individuazione di spazi urbani sottoutilizzati da attrezzare quali incubatori di imprese e community hub; reperimento di risorse pubbliche e private per investimenti in cross innovation e sviluppo tecnologico;promozione di percorsi formativi che puntino alla riscoperta del “saper fare” artigianale e manifatturiero, anche attraverso un coinvolgimento diretto della Real Maestranza.
È necessario, infine, promuovere il lavoro di qualità, contrastando ogni situazione di sfruttamento, incentivando la crescita delle retribuzioni e favorendo occasioni di incontro tra domanda e offerta di occupazione.
Come già accaduto in altre città, anche a Caltanissetta l’amministrazione comunale può e deve farsi promotrice di un Patto per il lavoro, da condividere con le organizzazioni sindacali, il mondo produttivo e quello della formazione. Questo strumento di programmazione condivisa deve servire per definire obiettivi ed azioni concrete, finalizzate alla crescita degli investimenti in formazione, alla promozione di strumenti di incontro della domanda e dell’offerta di lavoro, al rilancio dell’economia urbana ed al sostegno di chi si trova in condizioni di difficoltà. Un Patto che andrà monitorato costantemente nella sua fase attuativa, per valutare l’effettivo perseguimento delle azioni previste ed il raggiungimento degli obiettivi determinati.
Per dare effettivo sostegno all’occupazione e favorire la crescita delle retribuzioni è necessario adottare un salario minimo comunale, da realizzare mediante un protocollo sugli appalti pubblici che preveda un punteggio premiale per le imprese rispettose delle giuste condizioni di lavoro e dotate di sistemi certificati di gestione della qualità, di sostenibilità ambientale, di responsabilità sociale d’impresa, di politiche di conciliazione e di pari opportunità.
Attraverso questo strumento sarebbe inoltre possibile valorizzare filiere di produzione corte e sostenibili, incentivando le imprese che impieghino manodopera locale o collaborino con realtà imprenditoriali del territorio, che si dotino di efficaci strumenti di tutela ambientale e che assicurino un basso costo del ciclo di vita dei beni impiegati.
Occorre inoltre realizzare uno sportello di intervento diretto dell’amministrazione comunale nel campo delle politiche attive del lavoro, con l’obiettivo di sostenere le persone nell’individuazione e nella realizzazione del proprio progetto formativo e professionale. Detto strumento dovrà operare in collaborazione con il locale Centro per l’Impiego (CiP), ma anche con realtà associative e del terzo settore, rivolgendosi a tutti i cittadini residenti e domiciliati a Caltanissetta in cerca di occupazione per offrire servizi gratuiti che agevolino la ricerca autonoma e attiva di lavoro da parte dell’utenza e fornendo una consulenza personalizzata.
Per incentivare il dinamismo e la creatività giovanile va realizzata un’Officina municipale di co-working e co-progettazione, un luogo che consenta di intercettare il fenomeno dei south workers, ma che funga anche da incubatore di imprese e da centro di formazione. Un luogo, infine, ove garantire in sicurezza non soltanto le connessioni verticali con l’azienda o la piattaforma per la quale il lavoratore svolge la propria attività, ma anche scambi orizzontali con gli altri lavoratori.
6- Ambiente
Una città a misura di persone non può che assumere il paradigma della transizione ecologica in ogni sua politica e in ogni scelta amministrativa. Caltanissetta appare quantomai lontana da questa prospettiva in quanto il rapporto Ecosistema urbano 2023 la colloca al terzultimo posto nella classifica nazionale dedicata alla sostenibilità ambientale.
Tale pessima collocazione è motivata innanzitutto dall’altissimo indice di consumo di suolo ed alla incapacità di riadattare l’uso del suolo pubblico in relazione alla variazione del numero di residenti.
Un primo tema da affrontare è quindi quello della rigenerazione urbana, da realizzare attraverso un Piano urbanistico che possa arrestare le nuove edificazioni e restituire alla collettività spazi privati oggi abbandonati, attraverso la realizzazione di nuove aree verdi, di nuove piazze, di nuovi luoghi di socialità e di iniziativa pubblica. L’obiettivo deve quindi essere quello della de-cementificazione e, in alcuni casi, della de-antropizzazione.
Il verde pubblico va promosso e potenziato anche restituendo funzione alle ville comunali esistenti, a partire dalla Villa Amedeo, da riconvertire in Parco filosofico dedicato a Rosario Assunto, realizzando una nuova area verde ed archeologica nell’area dell’attuale stadio Palmintelli, accelerando la realizzazione del Parco Urbano nel quartiere Balate e di due nuovi Parchi urbani nell’area dell’Antenna e in quella dello Stazzone.
La valorizzazione del verde pubblico deve passare anche dall’innovazione tecnologica, da realizzare mediante una piattaforma digitale che ne consenta la mappatura, ma che renda anche possibile donare un albero, informarsi su eventi realizzati in uno dei parchi o dei giardini comunali, o dedicare parte del proprio tempo alla cura del verde comunale.
Occorre infine un regolamento sui beni comuni che consenta di coinvolgere il variegato mondo associativo attivo in città nella gestione delle aree verdi e programmando attività ed eventi da realizzare proprio nelle ville comunali.
Il rapporto di Legambiente segnala un’ulteriore criticità, derivante dall’eccessivo impiego delle automobili private per il trasporto urbano, con 73 auto circolanti ogni 100 abitanti.
Il trasporto pubblico locale va quindi rimodellato per incentivare l’uso dei mezzi pubblici, verificando l’opportunità di tratte diverse, che accorcino i tempi di percorrenza e rendano il servizio maggiormente attrattivo per i cittadini, introducendo il trasporto a chiamata e immaginando un sistema di mobilità pubblica integrata che preveda anche il bike sharing attraverso l’impiego di bici elettriche.
Per un efficace ripensamento della mobilità cittadina è inoltre necessario realizzare opere strategiche come il completamento di via Romita.
I costi dei biglietti e degli abbonamenti all’autobus cittadino vanno rivisti, introducendo un sistema di agevolazioni che benefici innanzi tutto gli studenti e i pensionati e che renda il trasporto pubblico una valida alternativa al mezzo privato.
Più in generale, va immaginata una piattaforma informatica che consenta di raccogliere dati utili alla riorganizzazione della mobilità urbana e del piano dei parcheggi e scoraggiando in ogni modo il ricorso al trasporto privato.
La raccolta di rifiuti porta a porta va potenziata e resa più efficiente con una campagna informativa capillare e con agevolazioni che assumano il paradigma: più riciclo meno pago. Allo stesso tempo, sarà necessario promuovere una nuova cultura del risparmio e del riuso, combattendo l’uso delle plastiche monouso, contrastando lo spreco alimentare e valorizzando la riconversione delle eccedenze.
La sostenibilità ambientale va perseguita anche attraverso interventi che consentano la riduzione dei consumi energetici e l’impiego di fonti rinnovabili, sia attraverso appositi impianti da realizzare negli edifici pubblici e di proprietà del Comune, sia attraverso la realizzazione di comunità energetiche che coinvolgano anche i privati.
Va mitigato il consumo d’acqua, promuovendone il riuso, il recupero e l’abbattimento delle tariffe. Come già accade in diversi comuni del Paese, occorre adottare norme edilizie che incentivino il recupero delle acque meteoriche e l’impiego di criteri sostenibili nelle opere di ristrutturazione, oltre che nelle nuove costruzioni, con riduttori di flusso e istallazioni di cassette a doppio scarico.
Per una corretta gestione dell’acqua in ambito urbano, è altrettanto importante il ripristino ed il mantenimento della permeabilità dei suoli, attraverso interventi di desigillazione.
Caltanissetta deve dotarsi anche di una food policy urbana, finalizzata alla costruzione di un sano rapporto tra città e campagna, ad una positiva educazione relativa al cibo, alla riduzione degli sprechi ed al contrasto della povertà alimentare.
La transizione ecologica, infine, va promossa anche mediante l’introduzione di un apposito assessorato che possa affrontare trasversalmente queste tematiche.
Una città sostenibile va costruita anche attraverso un rapporto equilibrato tra centro e periferia. La rigenerazione dei quartieri storici di Caltanissetta dev’essere quindi la priorità dell’azione amministrativa, un obiettivo da perseguire immaginando incentivi all’insediamento abitativo e produttivo nei quartieri oggi abbandonati, al quale dovrà seguire la costruzione di una nuova area pedonale da realizzare in concertazione con chi vive e lavora nel centro storico.
Nei quartieri del centro storico vanno ricollocate funzioni sociali, a partire dall’attivazione di nuovi corsi universitari. Occorrono inoltre interventi di recupero di edifici pubblici oggi abbandonati ed in questa prospettiva diventa fondamentale la formazione di un’anagrafe patrimoniale del comune.
I beni artistici e museali presenti nel centro storico vanno messi in rete e valorizzati attraverso la realizzazione di una Fondazione di partecipazione pubblico privata nel rispetto del Codice dei beni culturali.
Va poi incentivata l’occupazione degli immobili privati attraverso un’Agenzia comunale dell’abitare che faccia da intermediaria nella locazione degli immobili del centro storico, sia proponendo canoni agevolati, sia proponendo interventi di recupero.
Mutuando gli esempi positivi diffusi anche in tante parti della Sicilia occorre lavorare per restituire un’anima alla parte più storica di Caltanissetta, rendendo quelle strade luoghi di ritrovo di artisti, botteghe storiche, esercizi commerciali. I modelli da seguire non mancano, a partire dal Farm Cultural Park di Favara.
Allo stesso tempo, va assicurata una migliore percezione della sicurezza pubblica, anche attraverso l’apertura di un presidio della Polizia municipale al piano terra del Palazzo Comunale.
Anche i due principali assi viari del centro storico devono ricominciare a svolgere la loro funzione naturale, tornando ad essere meta di turismo commerciale. A tal fine è necessario redigere un vero e proprio business plan che definisca strategie e criteri di intervento per la piena valorizzazione di questa parte della città.
L’obiettivo da perseguire è quindi quello di una “terapia d’urto” che consenta al Comune di acquisire il possesso dei locali sfitti presso i due assi principali del centro storico per divenire interlocutore unico nei confronti di società commerciali che possano istituire in un unico blocco un numero considerevole di negozi.
Per realizzare questi interventi e progettare in maniera organica il recupero del centro storico sarà necessario istituire un’apposita commissione, dotata di competenze tecniche, economiche, legali e sociologiche, ma anche di capacità di dialogo con i vari soggetti controinteressati, al fine di evitare la redazione di proposte sterili ed autoreferenziali.
7- Democrazia
Per rigenerare Caltanissetta non basterà un Partito politico, né sarà sufficiente una buona amministrazione, sarà necessario promuovere e valorizzare l’attivismo civico e la voglia di partecipare di migliaia di persone.
Oggi gli strumenti di partecipazione diretta dei cittadini sono costantemente mortificati: il bilancio partecipativo è stato trascurato, le Consulte comunali non trovano nell’amministrazione un attento interlocutore, i Comitati di quartiere sono coinvolti sempre ex post. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la partecipazione diretta dei cittadini.
È necessario promuovere un reale protagonismo della cittadinanza, perché la riscoperta della dimensione collettiva può rivelarsi un’arma formidabile per chi voglia migliorare Caltanissetta combattendo rendite di posizione, incrostazioni e consorterie radicate nella macchina politica ed amministrativa della città.
Il regolamento che disciplina l’odierno bilancio partecipativo andrà quindi rivisto, così da eliminare inutili complicazioni burocratiche e da favorire una maggiore partecipazione, tanto dei cittadini quanto dei city users.
Ma la partecipazione va incentivata in ogni settore della vita amministrativa, anche ricorrendo a strumenti di coinvolgimento dei cittadini nella redazione delle politiche per l’infanzia, nella programmazione economica, negli interventi sociali e nella gestione dei beni comuni.
L’odierna esperienza dei Comitati di quartiere va integrata attraverso Reti sociali di quartiere che si aprano al contributo di scuole, associazioni, parrocchie, esercizi commerciali e che – sul modello di quanto fatto a Bergamo – consentano di dare risposte condivise ai bisogni di educazione, sicurezza, ambiente, fragilità, salute, famiglia, spazi urbani e integrazione sociale.
Promuovere la democrazia vuol dire anche rivedere nel profondo la macchina amministrativa comunale, combattendo le rendite di posizione, valorizzando il merito, favorendo il rinnovamento attraverso nuovi concorsi e realizzando la digitalizzazione dei servizi.
Promuovere la democrazia, infine, vuol dire affermare la necessaria equità fiscale, contrastando l’alto tasso di evasione dei tributi locali anche tramite la digitalizzazione dell’accertamento ed apposite convenzioni con l’Agenzia delle entrate.
8- Conclusioni
Per dare forza a questo progetto il Partito Democratico non sarà sufficiente e non solamente perché la situazione in cui versa la città richiede un lavoro di ricostruzione che deve veder coinvolte energie e forze diverse.
Questa Carta d’intenti non vuole quindi essere un’autoreferenziale affermazione di un punto di vista particolare, vuole piuttosto proporsi come strumento di lavoro e dialogo con la società nissena e con le forze politiche intenzionate a costruire un’alternativa alla destra ed al declino di questi anni.
Questa Carta d’intenti, però, vuole essere soprattutto un messaggio di speranza per le donne e gli uomini di Caltanissetta, a cui deve arrivare il messaggio di un cambiamento possibile, di una speranza realizzabile, di un futuro che può tornare a stupire in positivo.
Il sociologo Albert Hirshmann ha scritto che di fronte le difficoltà è possibile avere due atteggiamenti contrapposti: l’exit e la voice.
La prima è la fuga di chi, senza speranza, decide di costruire altrove il proprio futuro; la seconda è l’azione concreta di chi non accetta passivamente il mondo come esso è, ma agisce concretamente per cambiare le cose.
Caltanissetta deve tornare a far sentire la sua voce, non solo per rabbia ma per legittimo desiderio di un cambiamento profondo.
«Se vogliamo che le cose migliorino dobbiamo pensare che possano migliorare; la scelta è fra un mondo di possibilità e un mondo di fallimenti». Sono parole di Vittorio Foa, ma sono valide anche questo tempo.
Oggi, al fondo, la sfida è tra chi ritiene che sia possibile un’inversione di rotta e chi si condanna all’eterno ritorno dell’uguale.
Il Partito Democratico non può che iscriversi nel primo fronte, ora si tratta di essere all’altezza di questo impegno. Non è poco, ma è tutto qui.
Nessun commento:
Posta un commento